Atti Giuseppe
 
Scultore
Via Barca - Monzuno (BO)
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Aveva appena quindici anni quando rimase affascinato dal rame, un materiale che già capiva come si sarebbe potuto agevolmente plasmare per ottenere figure di ogni genere. Non aveva compiuto studi particolari, Giuseppe Atti, la sua fantasia correva, la sua ingegnosità lo portava a modelli creativi interessanti che lo accompagnarono fin verso i trent’anni quando, per sopperire alle esigenze della famiglia, si cercò un lavoro più redditizio. Riuscì a diventare taxista, ma certamente il rame era sempre nella sua mente e così continuava a creare bassorilievi utilizzando, come fin dall’inizio della sua “passione”, attrezzi che lui stesso si era costruito, come bulini e piccoli scalpelli. Dopo ventisei anni trascorsi incollato al volante dell’auto gialla, venne il momento della pensione e quindi anche di tutta quella libertà necessaria per dedicarsi completamente all’arte della creatività attraverso il rame.

Con caparbietà, con ferma decisione di intenti, sfruttàndo a pieno le sue capacità non solo tecniche ma anche emozionali, Giuseppe Atti, nel silenzio della sua montagna (è nato a Bologna ma poi si era trasferito a Monzuno), cominciò a costruire un suo organico itinerario artistico cogliendo le immagini più suggestive e profondamente commoventi di alcuni settori della quotidianità dove gli piaceva tanto immergersi per soddisfare le sue esigenze creative e di intime soddisfazioni. Così - fors’anche per l’ambiente in cui viveva - una spinta notevole alle sue opere la diede con un argomento storicamente efficace e denso di ricordi e di umanità : la civiltà contadina. Nature morte con tanta frutta (specialmente usa tanto è vero che con bassorilievi di
questo genere è stato invitati a varie “feste dell’uva e del vino”), i vicoli e gli angoli più caratteristici della città dove aveva ancora le radici, Bologna, senza trascurare là figura.

E’ doverosa questa premessa per delineare la figura dell’artista e poter confrontare i suoi inizi ed i risultati raggiunti, oggi che ha 65 anni, e sempre senza studi specifici, senza frequenza di altri artisti, restando sempre, insomma un puro autodidatta, ed allora è possibile constatare come le capacità inventive e realizzative di Giuseppe Atti si siano sviluppate costantemente nel tempo arrivando a ad offrire al pubblico opere di notevole impegno e quindi di grande effettocomunicativo, con sorprendente finezza costruttiva, in un’atmosfera densa di prorompenti emozioni e dolci evasioni scaturite spontaneamente dal profondo dell’anima. Opere che lasciano stupiti per la loro perfezione tecnica, per quel messaggio emozionale che sanno sprigionare, per quel discorso che si rifà al passato per un reale confronto col presente. Il rame, già noto e apprezzato nell’antichità, questo materiale inerte che può divenire interlocutore efficace attraverso soffici e calde immagini che rappresentano sempre attimi di vita, quelle immagini fresche nate da mani esperte e da un animo apertamente romantico e sognatore, restano sempre il pilastro fondamentale della coerenza e della sicurezza creativa dell’uomo-artista.

MAURO DONINI


 

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