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| Nino
Nicosia è nato a Bologna il 4 maggio del
1933 da madre emiliana e padre siciliano.
Il 4 maggio del 2006 è morto a Madrid,
in seguito ad un incidente avvenuto al Museo Thyssen-Bornemisza.
Tutta la sua pittura – ma si potrebbe dire
tutta la sua vita – è stata un dolente
interrogarsi sul perché del nostro esserci.
E poi del nostro non esserci più.
“Non dobbiamo
aspettarci scolpiti profili di condottieri trionfanti,
né la compiaciuta esibizione di uno status
sociale. Nelle opere di Nicosia il committente
è, paradossalmente, il pittore stesso.
Il soggetto ritratto, però, deve essere
complice di questo gioco di ribaltamenti, o lo
deve diventare. In cambio riceverà qualcosa
di sorprendente, uno sguardo forse anche destabilizzante,
ma rivelatore.
Per esperienza diretta (come rinunciare a questa
civetteria?), posso affermare che il ritratto
che tengo orgogliosamente appeso in casa mia e
che mi ha accompagnato nelle mie peregrinazioni,
coglie con sconvolgente precisione un’epoca
della mia vita. E’ un vero e proprio racconto
scolpito nei segni e nel colore e la sua forza
è tale che, chi mi ha conosciuto a distanza
di molti anni, ne ha perfettamente colto la trama.”
(Paola Saiani)
“Una pittura
chiusa alla speranza, prodotto di macerazione,
di travagliati giudizi sul senso dell’essere,
rovello esistenziale rivelato attraverso esibite
laide nudità. Sfacciata misoginia, irriverente
misantropia.
All’apparenza, deliri onirici generarti
da incubi, prodotti in realtà di razionale
riflessione che l’immaginazione artistica
trasfigura in mostri, in lucida farneticazione.”
(Adriano Simoncini)
“Sono immagini crude e dirette che si esprimono
in modo altrettanto crudo e diretto, immagini
che escludono il compiacimento estetizzante o
ammiccamenti furbeschi ed invitanti. Le figure
finiscono per assumere, così, una loro
esaltante monumentalità che rende nitidi
e non banalizzati corpi toccati ma non umiliati
dalla vita.” (Valerio Grimaldi)
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