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Cresciuta
a contatto con il fratello Giorgio Gallingani,
artista multiforme e completo, dal quale apprende
gli elementi del disegno, della pittura e scultura,
sospende quasi completamente l'attività
artistica dopo il matrimonio e la riprende solo
molti anni dopo, avendo cresciuto tre figli.
L'improvvisa
morte del fratello (1979), maestro e critico,
pur creando un vuoto quasi incolmabile nella vita
personale e artistica di Gabriella, non spegne
l'impulso a cimentarsi con la scultura dapprima,
poi con la pittura (acquarello) per un bisogno
profondo di
luce e colore.
Scrive
di lei il critico Salvatore Filoni "..i modelli
figurativi cui attinge Gabriella sono quelli della
grande tradizione storica della terracotta Bolognese
ed Emiliana: ciò che la unisce ai grandi
plasticatori del passato è il modo di trattare
la materia, il comune amore per la superficie
tormentata, per i solchi e le pieghe, siano essi
degli abiti o della pelle. I temi della sua scultura
sono: la danza, il mondo orientale, il terzo mondo.
Le sculture sono spesso accompagnate da testi
poetici personali. Per la pittura i soggetti sono
fiori, nature morte, paesaggi e figure.
Gabriella
è stata incoraggiata nella sua attività
da vari artisti, fra i quali l'amica Norma Mascellani.
Ha
partecipato a diverse collettive a carattere benefico
per il terzo mondo
ed ha realizzato varie mostre personali.
E'
iscritta all'Unione Cattolica Artisti Italiani
(UCAI) e nell'ambito di questa associazione tiene
corsi di acquarello.
Vive e lavora
a Bologna.
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