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Allievo dell'illustre
incisore Luciano De Vita, Jacopo Dalmastri Giugni
da sempre indaga il rapporto tra uomo e natura,
ricercandone nel profondo le radici, i particolari,
il mistero. Come un giovane Turner, Dalamstri
Giugni indaga percettivamente il bosco. Allo spettatore
l'invito è di accompagnare con trepidazione
questo viaggio nell'inconscio, nella zona buia
della selva che ci attrae e spaventa nel contempo.
Il segno deciso e sfuggente del pennello di Jacopo
avvalora l'insieme del momento magico dell'esperienza,
del colore e dell'odore del bosco: l'aria di pioggia,
il cielo plumbeo, la notte. Alcune sue opere rischiano
l'astrazione totale se non fossimo consci della
sua storia, dell'influenza di certa pittura giapponese
del secolo scorso, che permette alle tele di Dalmastri
Giugni una contemplazione del vero che è
priva di ogni valenza negativistica, quasi non-europea
in quest'affronto innovativo del tema del paesaggio.
Jacopo Dalmastri Giugni non è fermo nella
didascalia della pittura, è uomo del nostro
tempo e come tale ci riporta imponentemente nell'importanza
del nostro rapporto con la natura. I suoi paesaggi
non a caso sono spesso in formato verticale, tengono
soprattutto conto della nostra visione, in cui
nulla è dato per scontato. Siamo noi esseri
umani quelli che devono entrare nel bosco con
rispetto, non è più il bosco che
si apre a noi orizzontalmente. Il sogno di Dalmastri
Giugni è la chiave del mistero nel rapporto
tra uomo e natura: tiene conto di tutto, dai più
minimi dettagli alla visione coloristica d'insieme,
fino ai sottili richiami che rendono l'opera compiuta,
che ci compiacciono nel profondo.
Non ci resta che contemplare questi quadri dall'immensa
spazialità e riflettere ancora, filosoficamente,
come Caspar David Friedrich, sul valore della
natura.
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