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L'opera pittorica di
Cinzia Orlandi non può che essere letta
in chiave mistica. Come una risoluta alchimista,
Orlandi mischia gli elementi mistici delle forme
geometriche primarie con un intento coloristico
simbolico e metafisico. Allora la sfera diventa
il soggetto primario delle sue tele, la sfera
come chiusura finale di tutto il simbolismo della
storia, del flusso inesorabile di idee ed avvenimenti,
degli elementi che compongono il nostro essere.
Come lei stessa scrive, "il cerchio interno
al quadrato è considerato la scintilla
divina all'interno dell'involucro materiale".
Magico è il cerchio, per chi persegue un
progetto nascosto, intimo e simbolico. E simbolici
sono pure i colori scelti, il rosso, il bianco,
il nero, il blu. Allieva virtuale di Piero della
Francesca, Cinzia Orlandi raccoglie gli elementi
della simbologia primitiva per evocare un'energia
pittorica stabile e contemplativa. Anche quando
affronta temi figurativi espliciti, come quello
del tatuaggio, Orlandi utilizza una tecnica pittorica
delicatamente decisa e, come la gheisha che ritrae,
conosce bene i riti del suo pennello ed i rimandi
emozionali che esso incarna ad ogni suo tratto.
Il tatuaggio, forma d'arte inscindibile dallo
spirito, diventa allora a sua volta simbolo della
rappresentatività dell'essere in fluttuazione,
dell'instabilità continua delle cose. Poliedrici
complessi che navigano lo spazio circostante,
fluttuando guardinghi nella spazialità
della tela ci ricordano come tutto è costantemente
in divenire, e solo il cerchio può raccogliere
visivamente questa constatazione filosofica, così
come il cerchio solo può rappresentare
l'unione tra il bene e il male nella dualità
dello yin e yang.
Le tele di Cinzia Orlandi non vogliono consegnare
al fruitore una soluzione filosofica nella loro
simbologia temporale, vogliono essere un semplice
segnale emozionale, uno spunto di riflessione
focale su quello che siamo, e su quello che vorremmo
essere.
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