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Alessandro
Cremonini è nato a San Giovanni in Persiceto
(Bologna) nel 1967. A dieci anni vince una gara
di pittura la cui giuria è presieduta dallo
scultore Quinto Ghermandi. Finita la scuola dell'obbligo,
frequenta l'istituto tecnico industriale. Più
tardi, per diversi anni, si dà alla musica
in una band rock. Il suo vero incontro con la
pittura avviene in età ormai matura e ha
il sapore di un ritorno a una vocazione già
presente nell'età dell'infanzia e non assecondata.
Per recuperare il tempo perduto, studia, si aggiorna
e dipinge dedicando ogni energia intellettuale
a una scelta ormai definitiva.
Ha studio e abitazione a San Giovanni in Persiceto
in via P. Mascagni 5.
Mostre
Mostra collettiva del
gruppo NovantasetteArts, S. Agata Bolognese (maggio
2006)
Mostra collettiva "Saluti e baci", Sala
Eventi ArtArt , Bologna (settembre 2006)
Mostra collettiva del gruppo NovantasetteArts
"I colori dell'autunno", Chiostro di
San Giovanni in Persiceto (settembre 2006)
Esposizione permanente
Presso Cremonini Bici & Sport
Via Pio IX 6/a
San Giovanni in Persiceto (Bologna)
Alessandro Cremonini
Non è un percorso
rettilineo quello che ha riportato Alessandro
Cremonini ai pennelli e ai colori. Come succede
a molti, la sua è una storia a zig zag
che si muove fra incertezze di itinerario e di
meta. La vocazione artistica gli è in qualche
modo compagna di viaggio fin dai suoi verdi anni:
una compagna discreta, che cammina insieme a lui
ma che si tiene a distanza, senza precisare la
sua natura. Quale arte? Figurativa? Letteraria?
Musicale?
La musa non si rivela, se non per incroci di percorso
che la rendono ancora più enigmatica. E
Cremonini, per lungo tempo, non sa rispondere
alla domanda che l'assilla: sento il bisogno di
esprimermi, ma come farlo? Con quale linguaggio?
A dieci anni, quasi per caso, vince un premio
di pittura la cui commissione è presieduta
da un grande della scultura italiana come Quinto
Ghermandi. Il maestro, sempre attento ai giovani
che muovono primi passi, incoraggia il giovanissimo
Cremonini. È una coincidenza che poteva
aprire un percorso, magari addirittura indicare
una meta, se non un destino. Ma la scintilla non
scocca. E Alessandro Cremonini si perde in un
itinerario scolastico da tecnico industriale,
senza infamia e senza lode, lontano da quel barlume
di vocazione così ben intravisto da Quinto
Ghermandi.
L'arte, la vena artistica, gli è ancora
compagna di viaggio, ma si veste e si traveste
nei modi più inaspettati, o se si vuole
nei modi più appetibili per un giovane
degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
Cremonini si fa musicista e il rock di una band
giovanile diventa il suo modo di esprimersi. È
una fase che abbraccia un periodo importante della
sua vita, con risultati che arrivano all'incisione
di qualche pezzo per la mappa futura degli anni
d'oro del rock bolognese.
Poi il rock passa, e passano anche gli anni della
scapigliatura. Le scelte di vita dell'età
adulta segnano bene o male la sua esistenza, e
Cremonini si ritrova smarrito, ancora per strada,
con i suoi dubbi, con la sua ricerca irrisolta.
Con qualcosa da dire, ma ancora senza sapere come
dirlo.
Poi - sarà la riminiscenza dell'antico
viatico ghermandiano, sarà l'incitamento
di chi ora gli è più vicino, come
la compagna Cristina, o forse più probabilmente
sarà un riesame di tutti i percorsi precedenti
- ed ecco l'approdo, ecco il personale "terra,
terra!" di Alessandro Cremonini. Insomma,
la pittura.
Pittura, avvertita in realtà non come avvistamento
estemporaneo, ma come conquista laboriosa, come
disciplina esigente che richiede studio delle
tecniche e dei linguaggi artistici, ovvero di
ciò che ad Alessandro è mancato
negli anni della formazione. Ma pittura anche
come assillo intellettuale totalizzante, che lo
induce a guardare tutto - magari durante una passeggiata,
un'escursione, viaggio - con gli occhi "prensili"
di chi trasfigurerà le sue visioni su una
tela bianca.
I suoi quadri prediligono una cifra espressiva
dove figure e paesaggi sono "al loro posto",
con tutti i loro elementi di realtà ben
rappresentati e riconoscibili. Un naturalismo
realistico, a prima vista. Ma ciò che più
colpisce, a una lettura attenta, è l'"atmosfera''
delle visioni. Prendiamo per esempio l'opera intitolata
"Spensieratezza": vi è colto
l'attimo di gioco dei bambini accanto alle balle
di fieno sullo sfondo di una campagna crepuscolare,
distillata attraverso il sentimento della memoria.
Oppure osserviamo il "Canale di Comacchio",
con il marciapiede deserto nell'immobilità
solare del mezzogiorno che pare rimandare alla
"divina indifferenza" montaliana. Oppure
ancora guardiamo la "Campagna toscana",
con quelle colline morbide dove il verde svapora
nell'azzurro del cielo, e una strada sinuosa e
ondulata viene verso di noi: una strada che forse
ricorda un po' la strada di Cremonini, ma anche
quella tortuosa e ondivaga di noi tutti.
Sono opere dove l'autore, per sua stessa dichiarazione,
ha inteso dare campo alle emozioni, catturate
nei suoi viaggi e poi liberate sulla tela. Emozioni
che generalmente promamano da un paesaggio, ma
è un paesaggio che parla sempre di noi:
della nostra malinconia, del mistero di vivere,
della nostra deriva più o meno metafisica,
più o meno cosmica. E alla fine si scopre
che il realismo è solo apparente. I paesaggi
di Alessandro Cremonini sono sempre interiori.
Maurizio Garuti
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